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Patologie

LE ARITMIE

L’aritmia è un battito irregolare del cuore dovuto a modificazioni, deviazioni o malfunzioni del sistema di formazione e conduzione dell’impulso elettrico.

01-patologie-imgIn condizioni normali, la frequenza del battito cardiaco viene regolata da una zona definita “nodo del seno” costituita da un gruppo di cellule in grado di generare autonomamente l’attività elettrica di tutto il muscolo cardiaco; il nodo del seno è in grado, sulla base di stimoli nervosi, di regolare la frequenza del battito in relazione con le necessità metaboliche (rallentamento del battito in condizioni di riposo, sonno; accelerazione in situazioni di esercizio fisico, tensione emotiva, febbre). L’impulso viene successivamente propagato agli atrii e, tramite il nodo atrioventricolare e il fascio di His (tessuto di conduzione specializzato), ai ventricoli, che rispondono all’attivazione elettrica con la contrazione meccanica, che è poi il meccanismo che genera la circolazione del sangue nell’intero organismo. Quindi un adeguato ritmo cardiaco è essenziale per il fisiologico svolgersi della funzione cardiocircolatoria.

Qualsiasi situazione in cui l’impulso non viene generato ad una frequenza adeguata, o non viene propagato o si genera in modo irregolare o troppo rapido, viene definita come “aritmia”. Essa comporta una diminuzione più o meno marcata della quantità di sangue che viene spinto in periferia e dà luogo ad una situazione patologica di variabile gravità.

Alcune aritmie indicano altri problemi cardiaci, altre no.

L’aritmia può essere breve e impercettibile, ma può anche essere di elevata gravità.

Accelerazioni del ritmo improvvise e palpitazioni possono manifestarsi abbastanza comunemente nella popolazione generale, ma nella gran parte dei casi non sono clinicamente significative.

È bene comunque verificarne sempre le cause.

Le aritmie sono classificate in base alla zona del cuore in cui sono localizzate e a come si manifestano.

 

Principali aritmie

Bradicardie

Sono aritmie che determinano un rallentamento del battito cardiaco.

Comprendono:
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  • La bradicardia del nodo del seno, localizzata nel punto da cui parte lo stimolo elettrico a tutto il cuore.
  • La disfunzione del nodo del seno (sindrome bradi/tachicardica). È caratterizzata da una variabilità della velocità dei battiti, che possono essere sia troppo lenti che troppo veloci.
  • Il Blocco atrio ventricolare (AV). Il passaggio dell’impulso elettrico dall’atrio al ventricolo è fortemente rallentato o bloccato. Può essere di I°, II°, III° grado di gravità.
  • Il Blocco di branca. È un fenomeno funzionale dovuto al rallentamento della propagazione dell’impulso elettrico tramite le branche, ai ventricoli. È una situazione che di per sé non comporta diminuzione dell’attività cardiaca, ma può essere il segnale di un’evoluzione più grave.

Tachicardia

È un grave disturbo del ritmo, in cui il cuore accelera improvvisamente a frequenze da 150 a 250 bpm (battiti al minuto) e comporta una variabile compromissione della funzione cardiaca. La tachicardia può essere sopraventricolare o ventricolare. In genere quest’ultimo tipo di tachicardia è più grave e insorge in situazioni di cardiopatia.

Per tale motivo questo disturbo del ritmo richiede una rapida terminazione; analogamente è molto importante, in pazienti che soffrono di questo tipo di disturbo del ritmo, che vengano istituite efficaci misure terapeutiche volte alla prevenzione delle ricadute.

Fibrillazione

03-patologie-imgLa fibrillazione è una forma estrema di tachicardia, durante la quale il muscolo cardiaco perde completamente la capacità di contrarsi.

La fibrillazione atriale è un’aritmia fastidiosa, che comporta battito irregolare. Soprattutto, però, può causare episodi di embolia cerebrovascolare, motivo per cui i pazienti con fibrillazione atriale cronica per lo più devono essere trattati anche con farmaci anticoagulanti. Un ritorno al ritmo sinusale normale si può avere con dei farmaci o con uno shock elettrico.

La fibrillazione ventricolare è invece un’aritmia molto grave che comporta un immediato arresto cardiaco.

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Principali sintomi

Data la grande varietà delle aritmie, anche i sintomi possono variare molto da soggetto a soggetto. Talvolta i sintomi possono essere totalmente inesistenti. I principali sintomi sono:

  • Palpitazioni
  • Battiti irregolari
  • Vertigini, capogiri
  • Affaticamento
  • Svenimenti
  • Dolore toracico
  • Dispnea (mancanza o irregolarità del respiro)

Condizioni di vita

In moltissimi casi, le aritmie possono essere tenute sotto controllo e consentono quindi di fare una vita normale. Vanno comunque seguite dal medico in modo continuativo. E’ importante che un paziente affetto da disturbi del ritmo venga inviato ad un centro specializzato in grado di espletare tutte le indagini del caso, ed impostare una adeguata terapia.

Farmaci

I farmaci usati sono di diverse categorie, anche in funzione della tipologia dell’aritmia.

Si usano comunque comunemente:

  • Antiaritmici
  • Betabloccanti
  • Calcioantagonisti

 

ATEROSCLEROSI CORONARICA, ISCHEMIA CARDIACA, INFARTO MIOCARDICO, ANGINA PECTORIS

05-patologie-imgLe arterie coronariche o coronarie sono i vasi che portano il sangue al muscolo cardiaco. Quando queste arterie si restringono o si chiudono impedendo il flusso del sangue e quindi l’apporto di ossigeno al cuore, si manifesta l’ischemia coronarica.

Il restringimento o la chiusura della coronaria avviene a causa della formazione di un’incrostazione (detta placca o ateroma) sulla parete interna del vaso, un processo definito aterosclerosi. La placca è costituita da diverse componenti, ma uno dei principali responsabili della sua formazione è il colesterolo.

Peraltro, l’aterosclerosi può interessare tutte le arterie e quindi colpire organi differenti dal cuore.

Il processo di aterosclerosi delle coronarie è graduale e può essere schematizzato in tre fasi:

1) Inizia la formazione della placca, che riduce lentamente il lume vasale e il flusso del sangue al muscolo cardiaco. In questo stadio iniziale è probabile non avvertire alcun sintomo.

2) Aumento dello spessore della placca con conseguente blocco parziale del flusso. In questa situazione è possibile non avvertire ancora sintomi oppure essere colpiti da un attacco di angina (dolore al petto), specie se si effettua un esercizio fisico, che cessa dopo pochi minuti.

3) Se sulla placca si attacca un grumo di sangue (trombo), si ostruisce completamente il flusso ematico. In questo caso insorge un infarto miocardico che implica un danno permanente e irreversibile di un’area del muscolo cardiaco. Il principale e più frequente sintomo dell’infarto è il dolore toracico, che può irradiarsi alle braccia e al collo.

La gravità di tutte queste situazioni descritte è strettamente collegata al numero di arterie coronarie ostruite dalla placca.

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Angina pectoris

09-patologie-imgÈ il primo sintomo che ci segnala che il flusso di una o più coronarie è parzialmente ostruito, quindi va presa in seria considerazione. Il dolore toracico talvolta può essere scambiato per indigestione o bruciore di stomaco e spesso scompare dopo pochi minuti. La sintomatologia che può presentarsi è molto differenziata:

  • Disturbo, dolore, pesantezza, oppressione o bruciore al torace
  • Pesantezza, dolore, intorpidimento o formicolii ai polsi, alle braccia, ai gomiti
  • Indolenzimento delle spalle, del collo, della gola
  • Difficoltà di respiro, mancanza di fiato

L’angina è una condizione reversibile che non lascia danni al cuore.

 

Infarto del miocardio

Quando l’ostruzione di una o più coronarie è completa e il flusso di sangue verso una zona del cuore è interrotto, il muscolo cardiaco va incontro a un infarto, che porta alla morte delle cellule di quella particolare area. I sintomi sono simili a quelli dell’angina, ma possono però essere più intensi e duraturi. È importante chiamare il 118, perché un personale addestrato all’emergenza:

  • Arriva velocemente e inizia il trattamento
  • Manda informazioni all’ospedale prima che il malato vi arrivi.
  • Sa trattare efficacemente un eventuale arresto cardiaco

In alternativa, bisogna recarsi al pronto soccorso nel più breve tempo possibile.

Questo tipo di attacco di cuore lascia danni irreversibili e la sua gravità è in relazione alla vastità dell’area muscolare colpita, che non svolgerà più il suo lavoro. Tuttavia, il cuore è un organo tenace. Anche se una sua parte è danneggiata, tutto il resto continua a funzionare. Occorre semplicemente dargli tempo di assestarsi riducendo per un po’ l’attività e gli stress. Generalmente in un mese è possibile riprendere una buona condizione di vita e di relazioni sociali.

 

Fattori di rischio e Prevenzione dell’aterosclerosi

Esistono abitudini di vita che aumentano la possibilità di formazione della placca aterosclerotica. Trattandosi di comportamenti possono, anzi devono, essere modificati da tutti, anche da chi non è mai stato colpito dalla malattia cardiaca. Queste abitudini da modificare sono:

  • Fumo
  • Alimentazione ricca in grassi
  • Sedentarietà
  • Stress e ansia

A loro volta questi comportamenti scorretti favoriscono la comparsa di condizioni chiamate fattori di rischio, come l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, l’obesità, il diabete mellito, che aumentano la probabilità di andare incontro a malattie cardiache.

 

10-patologieSCOMPENSO CARDIACO

E’ una condizione patologica per cui il cuore non è in grado di pompare una sufficiente quantità di sangue nei vari distretti, privandoli così di ossigeno. Nei polmoni il ristagno o il reflusso di sangue può provocare una specie di “congestione” e quindi affanno o mancanza di aria. Il sangue, per carenza di spinta, tende a ristagnare anche negli arti (piedi e gambe) determinando così la formazione di gonfiori (edemi) per cui la malattia viene definita “scompenso cardiaco congestizio”.

Cause e conseguenze

Le cause dello scompenso sono condizioni patologiche che interessano il sistema cardiovascolare:

  • L’ischemia coronarica
  • L’ipertensione
  • La cardiomiopatia (malattia della muscolatura cardiaca)
  • Alcuni difetti cardiaci congeniti

Tuttavia, può manifestarsi uno scompenso anche senza queste condizioni. Si tratta di un invecchiamento non fisiologico del cuore.

Le conseguenze principali sono:

  • La dilatazione della cavità cardiaca, in particolare del ventricolo sinistro
  • L’ipertrofia delle pareti cardiache con una scarsa capacità di contrazione
  • Alcune disfunzioni renali

Fattori di rischio:

  • Il fumo
  • L’obesità
  • La sedentarietà
  • L’ipertensione
  • La dieta ricca di sodio

Tipi di scompenso e sintomi

Insufficienza ventricolare sinistra. Il lavoro di pompa del sangue, affidato al ventricolo sinistro, è inadeguato; la quantità di sangue in circolazione è ridotta e ha una spinta insufficiente. I principali sintomi sono:

  • Mancanza di respiro a riposo o in condizioni di sforzo
  • Tosse/secchezza delle fauci
  • Gonfiori ai piedi e alle gambe (edema)
  • Palpitazioni

Scompenso della parte destra (cuore polmonare): In questo caso è il ventricolo destro a non lavorare, le alterazioni del circolo polmonare conseguenti a una broncopatia cronica portano all’ipertensione polmonare.

Lo scompenso può essere naturalmente di diversa gravità. Vengono individuate 4 classi NYHA (New York Heart Association) relative alla perdita della capacità funzionale del cuore:

  • Classe I: Nessun sintomo obiettivo e nessuna limitazione dell’attività fisica ordinaria
  • Classe II: Alcuni sintomi durante la normale attività fisica (mancanza di fiato e/o affaticamento)
  • Classe III: Presenza di affanno e/o affaticamento durante un’attività modesta
  • Classe IV: Presenza di affanno e/o affaticamento anche a riposo

La diagnosi

I principali esami che si effettuano per la diagnosi di scompenso sono:

  • Esami del sangue
  • Rx Torace
  • Test da sforzo
  • Ecocardiogramma

Quando è stato diagnosticato uno scompenso cardiaco, anche in forma lieve, occorre modificare la dieta e adottare comportamenti quotidiani adeguati.

Il sodio

Il sodio svolge una funzione di trattenimento dell’acqua nei vasi, quindi di aumento del liquido circolante, con conseguente aumento del lavoro del cuore. In condizioni di scompenso, l’aumento del liquido circolante è particolarmente nocivo ed è una delle cause dei tipici gonfiori ai piedi e alle gambe. Il sodio va quindi eliminato o ridotto il più possibile dalla dieta. Naturalmente il principale apporto di sodio è dato dal sale che va sostituito, per insaporire i cibi, con erbe e aromi. Il sale è contenuto in misura elevata anche nei salumi, in generale negli insaccati, nei prodotti affumicati, in alcuni pesci (acciughe, aringhe) e in quasi tutti i prodotti conservati.

L’alcool

Occorre ridurre al minimo l’apporto di alcool, poiché elevati livelli di consumo alcolico possono causare disturbi cardiaci di diversa natura e sono anche associati ad un aumentato rischio di ictus.

Peso ed esercizio

Un peso corporeo maggiore di quello ideale aumenta il lavoro del cuore. Si crea così una condizione di sforzo continuo, molto dannosa per un cuore scompensato. Il peso va ridotto con l’applicazione di una dieta e con l’esercizio fisico, entrambi concordati con il medico. Molte persone con scompenso riferiscono di sentirsi meglio se svolgono esercizio fisico in modo regolare.

Tuttavia, proprio in considerazione del fatto che l’attività fisica aumenta il lavoro del cuore, occorre concordare con il medico cosa si vuole fare ed affrontare solo sforzi moderati.

Normalmente le attività consigliate, da effettuare con un basso impatto aerobico, cioè con poco consumo di ossigeno, sono:

  • Camminare
  • Nuotare
  • Andare in bicicletta

E’ infine importante il controllo del peso quotidiano, (da riportare su calendario): se il peso aumenta è necessario rivolgersi al curante per aumentare il dosaggio del diuretico.

 

Alcune avvertenze sullo stile di vita

Chi soffre di scompenso deve inoltre ricordarsi alcuni suggerimenti:

  • Svolgere solo quell’attività fisica consigliata dal medico.
  • Evitare di venire in contatto con persone raffreddate o influenzate.
  • Affrontare con moderazione e controllo – e comunque discutere con il proprio medico – il lavoro quotidiano e altre attività (sport, divertimenti, vacanze, viaggi, attività sessuale).
  • Coinvolgere i propri familiari: i parenti devono costituire un supporto fisico e psicologico alla malattia e possono essere di grande aiuto nell’adattamento a un nuovo stile di vita.

Sul piano pratico i familiari possono: ricordare di prendere le medicine, preparare una dieta corretta, collaborare nell’attività fisica, trovare nuove informazioni sulla malattia, evitare sforzi inutili al paziente.